un blog per iniziare

THE LITTLE OLD DOLLHOUSE MINIATURE
a Doll House that is born little by little with old materials.

Una passione che molti di noi hanno nascosta in fondo al cuore legata ai ricordi d'infanzia. Non voglio perdere l'occasione di realizzare un sogno innocente che dà tanta gioia e amante del Brocante e Piccolo Antiquariato cercherò di realizzare ogni cosa, per quanto mi sia possibile, con materiali che provengono dal passato. Nellina

Nel tempo tutto si evolve. Nel ripostiglio della mia casa d'infanzia erano custodite le mie vecchie bambole che ho portato a casa mia. Nella ricerca dei loro marchi ho scoperto il mondo delle bambole americane degli anni '50 e me ne sono innamorata.

Ho iniziato una piccola collezione e in questo blog vi parlerò anche di loro. Priscilla ha ormai molte sorelline!

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martedì 24 febbraio 2015

Un vecchio bambolotto un po' speciale

Quello di cui vi parlerò in questo post è un piccolo vecchio bambolotto, un poco speciale perchè rappresenta quel qualcosa che ci è sfuggito di mano con l'avanzare del benessere e del progresso.

altalena anni '50
Un piccolo bambolotto e una altalena degli anni '50

Anche l'altalena dove è seduto è un giocattolo del tempo passato e anch'essa fa parte di quegli anni che solo adesso, guardando indietro, ci creano un velo di nostalgia per la vita di allora ormai irrimediabilmente perduta.

Non saranno certo i giovani a rimpiangere gli anni '50 e forse neanche la maggior parte delle persone. Io stessa fino a pochi anni fa ne rimanevo se non proprio indifferente non certo entusiasta preferendo periodi più antichi e romantici.

Ma non voglio affrontare un ampio discorso su quegli anni che esula dal contenuto di questo blog e passo a parlarvi del bambolotto in questione.

bambole di una volta
un bambolotto italiano vintage


Il Pupetto, così lo chiamava la mia vecchia zia romana che me lo regalò (pupetto da poupée, una delle tante reminiscenze della lingua francese radicate nella nostra lingua),  proveniva da una di quelle piccole botteghe di quartiere piene di miriadi di oggetti di poco costo frequentate dalle massaie (che termine!) che dovevano per forza fare i conti con gli stipendi del tempo.
Questi piccoli negozi, a volte davvero minuscoli, erano stipati fino al tetto con scaffalature in legno piene di tutto, dalla biancheria intima per tutta la famiglia, alle scarpette per i più piccoli, dalle saponette al profumo, dalle spagnolette ai gomitoli di lana, detersivi, alcool, lucido da scarpe di ogni colore, lacci, fiocchi e nastri per i capelli, bottoni dei tipi più in uso e mille altre cose.
Non potevano mancare anche i giocattoli perchè se giocattoli di una certa importanza erano venduti in negozi specializzati e riservati come regalo per le grandi feste, piccoli giochi di poco conto facevano parte del quotidiano di ogni bambino.

giocattoli anni '50
il ciuccetto, un classivco dei bambolotti vintage


Terminata la scuola alle 12,30, fatti i compiti, i bambini avevano un'enorme quantità di tempo da riempire prima del Carosello (se avevano la tv) che annunciava la fine della giornata con cena e messa a letto.

Questo per quelli delle elementari perchè prima non tutti i bambini andavano all'asilo quindi fino ai 5/6 anni un bambino doveva convivere con gli adulti cercando di non rompere e dovendo comunque passare la giornata.

Ecco l'utilità dei giochi che mamme, nonne e zie compravano a cuor leggero per il poco costo nelle botteghe di quartiere.


Negli anni '50/'60 non eravamo invasi dal made in Cina ma esistevano migliaia di piccole realtà che lavoravano anche in casa per la fabbricazione di oggetti d'uso quotidiano. C'erano intere famiglie che si dedicavano a lavori manuali per produrre scarpe, calze, cappelli in stoffa e paglia, spazzole, vestiti per neonati e così via, giocattoli compresi.

Avevo una compagna di classe alle medie che abitava vicino casa mia così una volta che era stata assente per un po' e le portai i compiti mi stupii nel vedere che a casa sua fabbricavano palloni e palloncini. I palloni erano quelli cuciti a spicchi per il calcio, non per le grandi squadre ma per i ragazzi di periferia, ma la maggior produzione erano i palloncini delle feste, anche questi cuciti a spicchi fatti di una leggera plastica coloratissima e portavano in cima un elastico che serviva a farli rimbalzare tenendoli in mano (ora questi palloncini non esistono più). Mi meravigliai moltissimo nel vedere che tutta la famiglia, dai nonni ai bambini più piccoli, erano impegnati in questo lavoro nel grande stanzone di una casa che un tempo aveva conosciuto ben altri status sociali.

la mia vita anni '50


Tornando al mio Pupetto  questo veniva da una bottega della zona di via Nomentana a Roma. Sicuramente è stato costruito nella zona di Roma perchè non credo che fosse conveniente comprare merce proveniente da lontano. Tutto in celluloide è alto circa 15 cm. L'assembramento non è molto curato, i segni della colla delle giunture sono in alcune parti evidenti, i piedi sono colorati a mo di scarpetta e il pagliaccetto è incollato al corpo.
E' veramente straordinario il pagliaccetto perchè formato da un'unico pezzo di stoffa ritagliata e neanche orlata  magistralmente adattata al corpo. Il decoro è un nastrino che dà l'idea della parte alta del pagliaccetto e si risolve con un fiocco cucito in 2 punti. A completare l'immancabile ciuccio infilato in un filo di cotone a mo di collana.
Gli occhi color celeste sono mobili, i capelli stampati e colorati, come usava al tempo, di un improbabile color arancione, le gote rosa e la bocca rossa. Le manine sono stranamente incollate ai polsi, nel senso che non sono un tutt'uno col braccio, e una porta all'interno un piccolo buco dove certamente era incastrato qualcosa, forse la miniatura di un sonaglino, cosa molto comune al tempo. Purtroppo quello che aveva in mano non lo saprò mai perchè il piccolo fu testimone di una incursione di ladri in casa della zia e tutto fu buttato all'aria, lui compreso. Mia zia, che veniva ogni estate a casa nostra,  vedendo il disastro recuperò immediatamente il pupetto temendo che fosse stato rotto o che nel trambusto di carabinieri e varie qualcuno lo avesse potuto schiacciare, visto che lo aveva comprato per l'imminente partenza. Quella fu la prima e unica volta che mi regalò dei giocattoli e forse per questo ci teneva tanto, anche se per me era ugualmente una festa quando veniva perchè oltre a starmi molto simpatica mi regalava sempre tanti bei maglioncini fatti da lei e faceva i vestiti alle mie bambole.

In verità insieme a lui me ne regalò anche un altro, che mi piaceva un sacco ma che una ventina di anni fa subì una brutta fine poichè il mio secondo figlio non vedendo che la sorellina ci stava giocando si sedette in una poltrona dove era stato momentaneamente posato schiacciandolo irreparabilmente.

Il malcapitato si chiamava Poldino, lo aveva scritto a penna in bella scrittura sul bavaglino, unica parte in stoffa, per il resto era in celluloide.
Alto complessivamente meno di una ventina di centimetri, seduto in un seggiolone verde, aveva davanti il piatto della pappa e un cucchiaio in mano. Tra il busto e le gambe aveva la plastica zigrinata  di un sonaglio a soffietto e se lo schiacciavi suonava perchè il viso aveva l'espressione di un bimbo capriccioso che piange. Per me, anche se adulta, è stata una grande perdita perchè so quanto sia quasi impossibile ritrovarlo in vendita.

giocattoli 1950
Altalena in ferro traforato con tettoia in plastica gialla e frangia bianca


Questa altalena è sempre stata tra i miei giocattoli preferiti, non ricordo quando l'ho ricevuta in regalo, forse verso i 5 anni, ma comunque i primissimi anni '60. Amavo andare sull'altalena in un villino in campagna di miei zii e sicuramente quando i miei la videro in vendita furono illuminati e me la regalarono. 

Molti dei miei giocattoli erano suggeriti dal nostro quotidiano. Il frigo con tutti gli accessori interni ,bottiglia del latte compresa, quando comprammo il frigo, la stanza da pranzo con tutte le apparecchiature e il tappeto (purtroppo andato), le sedie che somigliavano alle nostre appena acquistate, il carrello per le vivande, il pianoforte che avevano i miei zii e mi piaceva tanto, la culla perchè mi avevano fatto il lettino nuovo, il salotto per le bambole quando cambiammo quello di casa, la carrozzina quando ancora anch'io andavo in carrozzina, ecc. insomma do merito ai miei perchè per i giocattoli mi sono sempre ritenuta fortunata. 

Oggi il collezionismo è orientato verso i giocattoli di latta, bambole firmate e trenini ma ci sono giocattoli degli anni '50/'60 che possono suscitare ancora belle emozioni e quelli che vi ho presentato in questo post per me lo sono perchè hanno conservato intatto lo spirito di quel tempo.

Nellina



8 commenti:

  1. Che bella storia, Nellina! Mi ha ricordato l'infanzia a Lecce di mia madre, presso degli zii materni, proprio negli anni '50. Lei ricorda che la madre di sua zia abitava vicino ad una rudimentale e casalinga fabbrica di bambole. Nella sua memoria sono rimaste impresse le tante gambe e braccia appese in fila ad asciugare all'aperto e le tante teste impilate in vetrina....ma io ho come l'impressione che quel posto esista ancora....appena andrò a Lecce ne cercherò le tracce. :-)

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    1. Grazie cara Blanche, tu sei più giovane di me ma man mano che gli anni passano certi ricordi che pensavamo banali diventano importanti. A me è successo senza che lo volessi e senza che me stessi rendendo conto.

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  2. Mi trovi pienamente d'accordo sul fascino dei giocattoli vintage, quelli moderni sono così moderni (perdona il gioco di parole) che non diverte più giocarci, io ricordo la mia infanzia, la mia quantità infinita di bambolotti e le ore passate a giocarci, a fingere di farli parlare o fare qualsiasi movimento come se fossero loro a farli, mia mamma che gli cuciva i vestitini ed io provavo ad imitarla,adesso invece sono così tecnologici che i bambini li guardano soltanto e giocarci non stimola più la loro fantasia come faceva con la nostra

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    1. Grazie Mely, penso anch'io che i bambini di adesso hanno perso qualcosa e che noi nonostante tutto siamo stati più fortunati, non credo che tra 50 anni ci sarà qualche vecchia bambina che cercherà di rintracciare il suo bambolotto con cui giocava da bambina, io a volte sento per le mie bambole come un struggente senso di amore, e queste emozioni puerili forse sanno anche rendermi felice.

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  3. Fantastico un bambolotto di celluloide ne avevo uno che avevo chiamato Ezio come il bambino che giocava con me! che nostalgia...un abbraccio Nellina!

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    1. Grazie Susanna, come ci emozionavano le nostre bambole! sono felice di averle tirate fuori dopo anni di oblio, è stato come stappare una bottiglia di buon vecchio vino e ubriacarsi gioiosamente.

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